Nel tardo pomeriggio del 24 marzo di sessanta anni fa, qui a Roma, nelle cave di arenaria sulla via Ardeatina dopo Porta San Sebastiano, le SS naziste agli ordini del maggiore Kappler e del capitano Priebke trucidarono, per rappresaglia all’attentato compiuto il giorno prima dai GAP in Via Rasella, 135 italiani.
135 Vittime di Guerra: operai, impiegati, commercianti, soldati. Gente comune. Oppositori, ebrei, un sacerdote. Intere famiglie e uomini soli. Alcuni scelti dai nazisti e dai fascisti, altri rastrellati a caso. Il più giovane aveva 14 anni, il più vecchio 74. Ancora oggi, tre non hanno un nome. 135 innocenti, inermi, indifesi.
Come lo Yad Vashem a Gerusalemme, come il Sacrario di Redipuglia, come tanti altri e diversi “luoghi della memoria” vecchi e nuovi il Mausoleo delle Fosse Ardeatine e’ li’, a testimoniare come la guerra sia sempre una sconfitta dell’umanita’, come riesca a cancellare ogni forma di moralita’, di compassione, di giustizia, scatenando invece gli istinti piu’ selvaggi, barbari e feroci.
Non e’ mia intenzione fare polemiche di alcun genere, ne’ per il passato, ne’ per il presente. Credo che davanti alla morte inflitta da un uomo a un altro uomo la sola cosa che si possa fare sia restare in rispettoso silenzio, e pregare (chi vuole, chi puo’), per i morti e per i vivi.
E dopo il silenzio, dopo la preghiera, per onorare la memoria di tutti i nostri simili che sono morti nelle innumerevoli guerre che sono state combattute nel corso della Storia, noi uomini del 2000 abbiamo il dovere di fare ancora una cosa, semplice eppure importante.
Dire basta.
By Slowhand, 24/3/2004