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mercoledì, giugno 30, 2004
Ce ne sarebbero di cose su cui scrivere, dal Berlusconi che si dichiara indispensabile allo "sviluppo" del digitale terrestre, dalla sentenza della Corte Suprema USA sui siti porno alla ormai prossima cessione di sovranità in Irak. Non che queste cose non abbiano importanza, anzi. Ma lunedì sera (ieri qui a Roma era festa) sono stato a una cena in terrazza. Un bel palazzo, dietro agli Angeli Custodi, sulla Nomentana. Non tenterò di descrivere i colori di Roma al tramonto, c'è chi lo ha fatto molto meglio di quanto io potrei mai fare. Non parlerò di quanto la mia ragazza fosse bellissima, roba da innamorarsi per davvero. E neanche delle salsicce alla brace, delle canzoni che tutti abbiamo cantato (Guccini), di quanto siamo riusciti a parlare bene di cinema, di viaggi, e di un sacco di altre cose che ora non mi ricordo. Io vorrei, ma ci sono cose che non si possono raccontare, e martedì mattina, se me lo avessero chiesto, io avrei detto che la vita è proprio bella.
By Slowhand, 30/6/2004
lunedì, giugno 28, 2004
A Milano, la Colli trombata dall'uomo della sinistra. Certe abitudini non si perdono.
By Slowhand, 28/6/2004
giovedì, giugno 24, 2004
Sui titoli della trilogia calviniana (che tutti ricordiamo, no?) ha costruito una bella e divertente parafrasi G. Pansa: commentando i risultati delle Europee, afferma che, da Leader Rampante, le elezioni hanno trasformato Berlusconi in Presidente Dimezzato, avviandolo sulla strada che lo porterà a diventare Cavaliere Inesistente. La boutade è ben costruita, e ha un fondo di verità. Che la si guardi con terrore o con speranza, la sconfitta (personale prima ancora che politica) di Berlusconi non potrà che trasformarsi, a valanga, in rovinosa disfatta. Mi spiego (almeno, provo). E’ noto che Berlusconi, sin dall’inizio della sua attività politica (1994: dieci anni, non c’è male per un dilettante), ha proposto agli elettori la sua immagine di “vincente”: grande imprenditore, comunicatore da manuale, uomo di successo, bello lui e bella la moglie, persino presidente di una squadra di calcio leggendaria e (quasi) invincibile. L’equazione, neanche troppo difficile, proponeva due soluzioni: 1) - L’affidamento dell’elettore al “capo carismatico”: facciamo fare a lui, ci pensa lui, lui sì che è bravo e capace, guarda cosa ha fatto nella vita. 2) - Il transfert eletto/elettore: l’identificazione con l’uomo di successo che proponeva di “vincere insieme”, che prometteva sviluppo e miracoli di cui tutti avrebbero goduto; che prende una massa di anonimi e li trasforma in “protagonisti” (come alla TV, del resto: e il cerchio si chiude). Io, che vorrei essere come lui, voto per lui perché lui farà sì che io lo diventi. Non ci dilunghiamo, ora, ad analizzare ulteriormente questi due atteggiamenti (sarebbe senz’altro interesssante). Il tutto ha funzionato, la gente ha reagito come era prevedibile. Rendendosi prodotto di marketing, icona vivente di un’immagine che può arrivare persino a prescindere totalmente dai contenuti, Berlusconi ha però necessità di coltivare il personaggio senza soluzione di continuità. Così, persino mentre è in corso una grave crisi internazionale che coinvolge il Paese, lui “deve” andare a festeggiare col Milan il “miracolo” di una vittoria continua e inarrestabile: “Lui” non è il grigio politico lavoratore, “Lui” è il vincitore splendente. Alla “gente” non interessa risolvere i problemi, alla “gente” interessa vincere. Tutto questo ha un solo ma elevatissimo fattore di rischio, e cioè che una sconfitta rischia di mettere in crisi tutto l’apparato: io mi “identifico” in “te” (come un tifoso nella sua squadra del cuore) perché in “te” vedo le mie speranze di vittoria/rivalsa/sviluppo. Ma se la promessa di “vincere insieme” non si avvera, se anche con te sono sconfitto, allora, addio: che gratificazione ho nel “trasferirmi” in uno sconfitto? E’ per questo che Berlusconi non può “ammettere” di aver perso: se questo accade si deve negare, la colpa deve sempre essere di qualcuno/qualcosa di altro, estraneo: gli alleati traditori, i collaboratori incapaci, il nemico sleale e imbroglione. Obiettivo è cercare di ricompattare le masse di fedeli deluse e disilluse (abbiamo perso…), indicando un “colpevole” contro il quale sfogare l’amarezza, stornando da sé le responsabilità della sconfitta. Ovviamente, è un gioco che non si può fare per sempre: la massa è informe, catechizzata, mediocre, teledipendente, instupidita, amorfa e incolta. Ma anche il tifoso più fedele, dopo tre campionati persi “per colpa degli arbitri”, vuole la testa dell’allenatore, volvendo all’odio i sentimenti di amore e speranza che prima lo legavano al generale che doveva guidare “tutti insieme” verso la Vittoria. Per Berlusconi, dopo il 1996, questa del 2004 è la seconda sconfitta. Come la trilogia pretende, ce ne sarà un’altra: griderà ancora all’imbroglio, poi tutto sarà finito. E il Cavaliere Inesistente potrà finalmente dedicarsi alle gioie familiari.
By Slowhand, 24/6/2004
mercoledì, giugno 23, 2004
Letta ieri su Macchianera, by Lia Celi: Italiani, da domani si tifa Grecia: stessa faccia, stessa razza, meno pippe. A parte tutto, c'è di buono che, da oggi in poi, l'arte dell'inciucio non potrà essere considerata un malcostume solo italiano. E, guardando al cortile di casa nostra, forse ci toglieremo di torno un po' di falsi campioni, di falsi uomini, di falsi allenatori, falsi manager, falsi presidenti. E hai detto gnente... By Slowhand, 23/6/2004
martedì, giugno 22, 2004
Il Berlusconi farnetica di brogli e voti rubati, decisamente la classe non si inventa: non imparerà mai a perdere, ad ammettere le proprie sconfitte. Non è il solo, la Nazionale e la nazione tutta sono lì con gli occhi spalancati a spiare Svezia e Danimarca, come se NOI potessimo insegnare lealtà sportiva a qualcuno, dimenticando (ipocritamente) che al posto loro noi saremmo già d'accordo con chiunque. Meglio chiudere le valvole, farsi un bel giro a Villa Borghese, godersi il sole di Roma, che oggi come ieri splende su tutte le umane miserie.
By Slowhand, 22/6/2004
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