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mercoledì, marzo 31, 2004
Chi non vive a Roma non puo' sapere cosa e' la STA. Percio' specifico che si tratta di una Societa' creata (e controllata) dal Comune di Roma per il controllo e la gestione del traffico urbano. Chi vive a Roma sa che l'apporto dato alla STA al "controllo" e alla "gestione" del traffico, ammesso che se ne trovino tracce in quantita' sufficiente, e' quanto meno opinabile nei suoi risultati. E sa che la suddetta STA si occupa, di fatto, semplicemente di scucire ai romani motorizzati quanto piu' denaro possibile, con mezzi che a volte sfiorano la vera e propria estorsione aggravata. Si potrebbe dirmi: e che, te ne sei accorto solo oggi? E perche' oggi vieni fuori come i cavoli a merenda? No, lo so da un pezzo. E perche' oggi non ce la faccio proprio piu', dato che, mentre sotto la pioggia venivo in ufficio con il mio mai troppo benedetto scooter, ho potuto osservare le seguenti cose: 1) Almeno tre chilometri (consecutivi) di strada urbana (!!!) lungo i quali si susseguono senza soluzione di continuita' buche di ogni dimensione e profondita'; 2) Corsie preferenziali su cui dovrebbe transitare un autobus ogni venticinque minuti; 3) Drappelli di vigili che, incuranti di auto in triplice fila, lavori condotti senza criterio, semafori non funzionanti, si occupano unicamente di controllare l'accesso alle suddette inutilizzate corsie preferenziali; 4) Autobus che, allo scoccare del venticinquesimo minuto, invece di percorrere le corsie a loro riservate, vanno a incastrarsi tra le auto; 5) Auto che si accalcano per ogni dove, impedendo qualsiasi accesso a chiunque alla e sulla sede stradale. In nessuna altra citta', in nessun altro periodo storico ha mai avuto meno senso chiamarla "circolazione". E allora, dato che non avro' mai la buona sorte di trascorrere una decina di minuti faccia a faccia con Chicco Testa (attuale presidente della STA), ne' con l'onorevole (pfui) Walter Tocci (ex assessore al traffico e ideatore della suddetta), da oggi vi chiedo la cortesia di ricordarli quotidianamente nelle vostre preghiere. Come io faccio gia' da un po'.
By Slowhand, 31/3/04
martedì, marzo 30, 2004
Proseguendo nella sua meritoria opera di recupero, Sellerio ha ristampato l'ormai introvabile "I racconti del Maresciallo" di Mario Soldati, grande protagonista della cultura italiana del dopoguerra, oggi ingiustamente dimenticato. Nelle storie che il Maresciallo Gigi Arnaudi (idealmente, il nonno piemontese del siculo Montalbano) racconta all'amico scrittore c'e' un'Italia molto diversa da quella di oggi. Osterie e fiumi, gente perbene; e poi signorine di buona famiglia, e amanti nascoste, lavoro, salotti buoni e periferie polverose. Un'Italia viva e vitale, che cresceva e guardava al futuro con i piedi ben piantati nel passato. Dire che oggi tutto e' cambiato, che tutto sta ancora cambiando, e' superfluo. Ma mi chiedo cosa avrebbero pensato di noi, fra un brasato e una grappa, il Mario e il Gigi, se avessero saputo che siamo cambiati tanto da perdere la memoria e la speranza, da vivere senza futuro e senza passato, rincorrendo fatui frammenti di un presente che, nella sua inconsistenza priva di appoggi e di slanci, non puo' che sfuggirci. Leggeteli, ascoltateli, i racconti del maresciallo. Magari facciamo ancora in tempo, a riacchiappare la vita.
By Slowhand, 30/03/2004
lunedì, marzo 29, 2004
Venerdi', sciopero generale; qui a Roma, otto ore, perche' (contrariaramente a quello che dicono le facce verdi) noi le cose le facciamo per bene. E cosi', sveglia ritardata, e un giro per la TV. Ora, chiariamo da subito che io la TV la guardo poco (non tanto per scelta quanto per mancanza di tempo), ma quello che ho visto in dieci ore mi e' bastato e avanzato per capire che non mi perdo proprio niente. Cito, in ordine sparso: - un cerebroleso di nome Costantino che dopo essersi preso una donna tramite concorso televisivo dubita che la suddetta lo ami veramente (maddai... naaaa....). La stessa (carina, peraltro) che, invece di mandarlo a cagare come meriterebbe, si dispera. A contorno, una trucida ex di lui che mette zizzania. - un branco di ragazzini che ballano e cantano come milioni di altri, ma che a differenza degli altri credono davvero che la TV si occupera' di loro; - il Grande Fratello, e non aggiungo commento; - La Talpa, e anche qui il pensiero che allora l'Isola dei Famosi non era proprio il fondo. Non mi preoccupa il fatto che trasmettano immondizia. Mi preoccupa il fatto che c'e' gente che la guarda, che partecipa, che si accalora. Che applaude, e che si dispera per le sorti di quattro scalzacani senz'arte ne' parte. Che si immedesima. Giovani che cresceranno avendo come "modelli di riferimento" non piu' la vedetta lombarda o lo scrivano fiorentino, ma Lello e Floriana. E mi si presentano visioni bradburiane, con la parete attiva che trasmette in continuazione vacuita' e bugie. Penso a una umanita' dedita a un continuo, interminabile sciopero cerebrale. Oggi di nuovo al lavoro. Stasera, le prove con il coro, i prossimi giorni a seguire. Fortunatamente, la TV restera' spenta per un bel po': da qualche giorno mi fa un po' paura, pavento il giorno in cui potra' accendersi da sola.
By Slowhand, 29/03/2004
giovedì, marzo 25, 2004
In genere a 14 anni si va a scuola, o, se si e' un po' sfigati, si va a lavorare. C'e' anche chi bighellona in giro, ma e' difficile che ci si trovi davanti a un mucchio di soldati con le armi spianate indossando un giubbotto esplosivo. A meno che uno non si trovi in Palestina e sia particolarmente sfigato, e abbia gli amici sbagliati. Io non so se c'e' chi ha torto e chi ha ragione, penso che da quelle parti di sangue se ne e' ormai versato troppo (sarebbe troppo comunque, ma li' e' davvero troppo, come dire?, troppissimo, piu' troppo ancora di quanto sarebbe troppo); ormai dispero che sia possibile trovare una via per la Pace. Pero', a torto o a ragione, stavolta, se bombardano la casa di chi ce l'ha mandato, io sono d'accordo.
By Slowhand, 25/3/04
mercoledì, marzo 24, 2004
Nel tardo pomeriggio del 24 marzo di sessanta anni fa, qui a Roma, nelle cave di arenaria sulla via Ardeatina dopo Porta San Sebastiano, le SS naziste agli ordini del maggiore Kappler e del capitano Priebke trucidarono, per rappresaglia all’attentato compiuto il giorno prima dai GAP in Via Rasella, 135 italiani. 135 Vittime di Guerra: operai, impiegati, commercianti, soldati. Gente comune. Oppositori, ebrei, un sacerdote. Intere famiglie e uomini soli. Alcuni scelti dai nazisti e dai fascisti, altri rastrellati a caso. Il più giovane aveva 14 anni, il più vecchio 74. Ancora oggi, tre non hanno un nome. 135 innocenti, inermi, indifesi. Come lo Yad Vashem a Gerusalemme, come il Sacrario di Redipuglia, come tanti altri e diversi “luoghi della memoria” vecchi e nuovi il Mausoleo delle Fosse Ardeatine e’ li’, a testimoniare come la guerra sia sempre una sconfitta dell’umanita’, come riesca a cancellare ogni forma di moralita’, di compassione, di giustizia, scatenando invece gli istinti piu’ selvaggi, barbari e feroci. Non e’ mia intenzione fare polemiche di alcun genere, ne’ per il passato, ne’ per il presente. Credo che davanti alla morte inflitta da un uomo a un altro uomo la sola cosa che si possa fare sia restare in rispettoso silenzio, e pregare (chi vuole, chi puo’), per i morti e per i vivi. E dopo il silenzio, dopo la preghiera, per onorare la memoria di tutti i nostri simili che sono morti nelle innumerevoli guerre che sono state combattute nel corso della Storia, noi uomini del 2000 abbiamo il dovere di fare ancora una cosa, semplice eppure importante. Dire basta.
By Slowhand, 24/3/2004
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